Follie post-mortem. Quando la febbre del consumismo diventa… mortale!

I viaggi in metropolitana sono diventati un’odissea alla scoperta del mondo. Perché è proprio lì, in quei sotterranei lontani dalla luce del sole, in quei vagoni angusti e raccolti, mentre aspetti annoiato la fermata, se riesci a staccare gli occhi da aggeggi elettronici vari, che potresti ammirare le insegne del progresso della società: le pubblicità. Cartellini e cartelloni di vari colori che inneggiano al consumismo e tentano in tutti i modi – schiere di psicologi e sociologi studiano i misteri della persuasione – di convincerti a comprare, comprare, comprare!

Ora, io sto cominciando a pensare che anche per le pubblicità ci sia una gerarchia, probabilmente correlata al livello del mare. Della serie, se nel tuo cartellone c’è la Canalis con davanzale in bella vista, allora ti meriti il posto in cima al palazzone subito all’uscita della stazione; altrimenti, ti rinchiudo in minuscoli spazi iper-affollati che viaggiano come talpe nel sottosuolo. Niente di personale, ovviamente, è solo un fatto di estetica.

Che oggi ci sia la crisi – quest’entità malvagia che minaccia le nostre vite come l’uomo nero nascosto sotto al letto – lo sappiamo tutti. Le imprese falliscono, l’economia è in recessione, si stringe la cinghia, si taglia un po’ tutto e chi più ne ha più ne metta. Ma, nonostante ciò, resistere al consumismo è un’impresa titanica, la tredicesima fatica di Ercole, di fronte alla quale persino lui sarebbe crollato a terra sconfitto.

Comunque sia, non c’è da preoccuparsi, assolutamente! Perché oggi, in metropolitana, è apparsa una nuova, esilarante pubblicità: «Vita da cicala? Tanto poi c’è l’outlet». All’inizio si rimane spiazzati: Outlet? Di cosa? In che senso? Poi i tuoi occhi si abbassano alla riga scritta sotto e allora… l’orrore! Rabbrividisci all’improvviso mentre leggi «OdF. Outlet del funerale». Va bene che ormai ci sia un outlet per ogni cosa, spuntano come funghi in ogni ambito, è il trend del momento. Però, insomma, c’è un limite a tutto!

In poche, rapide ma efficaci parole, questa pubblicità vuole dirci «Se hai speso tutti i tuoi soldi in cellulari, borse e scarpe, stai tranquillo che comunque una bara te la troviamo». Illuminante! E io che pensavo che la formica lavorasse per mettere da parte il cibo per l’inverno, macché, lo metteva da parte per il suo funerale!

Perché oggi, nel caso non lo sapeste, il consumismo è arrivato anche lì, nell’ultimo ambito in cui ce lo saremmo aspettati. Ormai ai bambini dell’asilo non si chiede più cosa vogliono fare da grandi, ma cosa vogliono fare dopo la morte.

Ad esempio, hai sempre sognato di trasformarti in un albero, un giorno? Compra l’Urna Bios, progettata dal designer spagnolo Martin Azua, completamente biodegradabile, contiene un seme di albero che si nutre assorbendo le sostanze nutrienti dalle tue ceneri per crescere e trasformarsi in un albero. Geniale, no? Ecco risolto il problema della deforestazione.

Oppure, tuo marito – quello spilorcio! – ti ha comprato un anello di fidanzamento scrausissimo? Realizza il tuo sogno di possedere un diamante! Oggi Algordanza «ricrea in laboratorio le condizioni per la sintesi e la trasformazione delle ceneri da cremazione in un Diamante della Memoria senza eguali», perché «ogni persona è unica, com’è unico lo stile di vita» e proprio queste caratteristiche personalissime, contenute nelle nostre ceneri, influiscono sulla realizzazione del diamante rendendolo unico e irripetibile. Perciò, quale miglior modo di utilizzare le adorate ceneri del tuo maritino? Non ha voluto comprarti un diamante quando era in vita? Bene! Diventerà lui stesso un diamante dopo la morte. È la legge del contrappasso, persino Dante avrebbe inserito questa pena nel suo Inferno, se solo avesse conosciuto l’esistenza di Algordanza. Dopotutto, un diamante è per sempre.

Nel caso invece in cui vostro zio, quello che ha promesso di lasciarvi tutto in eredità, stia progettando un funerale coi fiocchi e controfiocchi – uno di quelli in cui le ceneri vengono trasformate in fuochi d’artificio meravigliosi e il corteo funebre conduce a un mausoleo in oro massiccio – un’altra singolare pubblicità di pompe funebri, tale Taffo, recita «vi aiuteremo a farlo a pezzi…». Brividi di orrore degni di un film horror. Forse potrebbe essere un modo per impedirgli di scialacquare tutti i vostri averi in cerimonie mirabolanti… E invece, non si parla di lui, si parla del prezzo! Spezzato in comode rate da 99 euro! Allora, forse, così potrete permettervi quel mausoleo.

E poi, se da una parte c’è chi prenota con anni di anticipo una tomba al Verano, dall’altra c’è chi si affida alla «ricostruzione tanatoestetica». In poche parole, nel caso fossi stato un mostro di bruttezza in vita, qualcuno saprà trasformarti in un divo di Hollywood dopo la morte; potreste chiedervi «a che pro?» Forse i parenti vorranno esporti come un trofeo, per vantarsi di come la loro bellezza innata sia un fattore genetico. Ecco dunque un nuovo settore in crescita per tutti quei chirurghi estetici che non trovano pazienti in vita.

Insomma, la febbre del consumismo investe anche l’ultima parte delle nostre vite. Date libero sfogo alla creatività, alla faccia della crisi! Oppure, se non avete idee in testa, guardatevi attorno in metropolitana e vedrete che qualche illuminante pubblicità ve ne suggerirà uno.

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